Dunque io sono tifoso del Lecce. Non solo perchè sono pugliese, altosalentino. Questa passione me l'ha trasmessa mio padre ( nel momento in cui scrivo ottantasettenne). Lui è nato a Milano da genitori leccesi e successivamente è migrato al sud. Ha sempre tifato per il Lecce. Anche se all'inizio tifava anche per il Milan, che, per uno nato comunque a Milano, come direbbe nel suo italiano periferico un capo curva, "ci sta". Ma nonostante l'amore per il Milan, quando i diavoli , in Coppa Italia, ad esempio, con il Lecce, magari ancora in serie B, ha sempre fatto pesare la bilancia per i giallorossi. Mio padre ha tifato Milan sino all'avvento di Berlusconi. Quando ha visto che il suo presidente usava i successi sportivi del Milan per scopi politici e interessi personali, ha smesso. Concentrandosi sull'antico a mai sopito amore per i giallorossi. In un certo senso lo capisco. Lui ha visto giocare Gianni Rivera, ha visto il Milan vincere il decimo scudetto, ha visto giocare campioni come Luciano Chiarugi e giocatori illusionisti come Egidio Calloni e Luther Blisset. E sapete una cosa: gli andava bene così. Il Milan vincente e straripante multinazionale del calcio dei cui successi si beava il suo presidente come se le formazioni le facesse lui e in campo scendesse lui, era francamente irritante. Il simbolo di una nuova Juventus, la blasonata squadra italiana più scudettata in Italia (anche se in Europa non vince nulla da tempo immemore). La Juventus , infatti , in famiglia, è stata da sempre la squadra più odiata. Stiamo parlando di "odio sportivo", alimentato da tutto ciò che dietro quella società, c'era. C'è da dire da sempre che l'altra squadra del capoluogo piemontese, il Torino, per l'appunto, ha sempre storicamente goduto del tifo sportivo in gran parte di tifosi simpatizzanti si sinistra. La Juventus, e questo è anche vero, godeva del tifo di molti operai della Fiat-la famiglia Agnelli , proprietaria della storica fabbrica di automobili, ancora oggi ne detiene la dirigenza-ma,specie al sud, è stata sempre molto amata, sia perchè comunque , sul piano antropologico, chi perde nella vita cerca riscatto in qualcos'altro da sè vincente e sia perchè, a parte Napoli, il sud non ha mai espresso società sportive che hanno calcato i campi della serie A dando lustro tutto il mezzogiorno. Mio padre nelle sue famose sintetiche teorie iperboliche diceva che la Juve era la squadra dei Savoia, dei monarchici nostalgici e che se fosse stato per il sud "ignorante e cafone" , visti i flussi elettorali del famoso referedum tra Monarchia e Repubblica (vinto di misura dai sostenitori della Repubblica), noi staremmo ancora con il Re. E poi c'era il fatto che Agnelli era l'odiato padrone di sempre, che privatizzava i profitti, chiedeva prebende allo stato e pubblicizzava le perdite , mandando i suoi operai in cassa integrazione, quando gli conveniva. Come si è lievemente sottinteso, credo, la mia famiglia pencolava lievemente a sinistra. Vedete come intorno al calcio, bene o male, a torto o a ragione, esageratamente, superficialmente o con qualche fondo di verità, circolino storie? Il Milan , per mio padre, univa emozionalmente, i suoi natali meneghini e il fatto che le curve , almeno in origine, venissero dai quartieri proletari della città. Lo storico gruppo di ultras "Fossa dei leoni", che trasse il nome nientemeno che dalle vicende del profeta biblico Daniele, condannato dai romani ad essere sbranato dalle fiere e salvato all'ultimo da un miracolo, ma anche dal vecchio nome dell'originario campo del Milan di via fratelli Bronzetti , sede delle partite casalinghe del Milan, tra il 1906 ed il 1914, nato nel 1968, da sempre si era schierato politicamente a sinistra. Nel 2005 questo storico gruppo de Milan, si è sciolto. O meglio, è stato fatto sciogliere. Con motivazioni futili altri gruppi di tifosi ne hanno favorito il dissolvimento. Parafrasando un ragionamento semplicistico o, per sintesi. se vogliamo superficiale o estremista, ma con il solito fondo di verità, in campo calcistico , come era accaduto con il Berlusconismo in campo politico, persino le curve del Milan si sono convertite alla destra politica.
Oggi che tutte queste storie sono lontane o sconosciute, e che anche la politica, con l'avvento del populismo, non si ammanta più di grossi afflati ideologici e persino mio padre guarda alle cose del Palazzo col disincanto di aver vissuto stagioni di passioni che mai più torneranno, mio padre suole spesso dire: " mi sono rimasti solo i colori del Lecce, in cui credere. I colori, dico, nè i giocatori o gli allenatori e meno che mai le dirigenze".
domenica 16 febbraio 2020
venerdì 14 febbraio 2020
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Ci sono molte persone che amano il calcio. E altrettante che lo odiano. A quelli che lo odiano vorrei dire di non restare sulla superficie del fenomeno. Godete del calcio ma in modo critico. Sappiate che un calciatore top player fattura come un'azienda. Per cui si pretenda da lui un impegno massimale corrispondente ai suoi guadagni. Ma senza esagerare. I calciatori moderni, ma anche quelli dei tempi andati sono visti e sono stati visti come dei modelli di comportamento. Si prega di scegliere come modelli quelli più virtuosi, per quanto possibile. A tutti coloro che odiano il calcio indiscriminatamente vorrei dire che non si può odiare indiscriminatamente nulla. A meno che non ci sia dietro qualche conflitto irrisolto. Cerchiamo di separare il tifo inteso come fanatismo, che , come tutte le cose ammantate di fanatismo non può che portare a fenomeni negativi. Per quanto mi riguarda credo che il calcio sia un fenomeno sociale. Un modo di temperare e rinchiudere i conflitti naturali in tutte le associazioni umane nello stretto ambito della passione per una squadra da espletare intorno al rettangolo di gioco. Tutto ciò che ne deriva in termini di violenza non ha nulla a che vedere con il calcio inteso come sport. Si tratta di teppismo, nella variante più estrema e di politica in quella più sottile e ragionata. Quando diventa un veicolo per convogliare fenomeni come razzismo, discriminazioni, o , addirittura, consenso elettorale, beh, in tal caso parleremo, con un cacofonico termine, di "calcismo" e non di calcio.
Si può discettare sul fatto che il calcio sia un gioco intorno al quale girano molti soldi e che sarebbero anche troppi per un gioco che consiste nel calciare un pallone in un rettangolo di gioco , undici contro undici, cercando di far terminare, con piedi e testa, il pallone in ciascuna delle porte avversarie. Ma il calcio, per fortuna è molto di più e come tutti i fenomeni sociali , intorno ad esso, ci sono storie. E io racconto storie. Per cui questo libro sarà sul calcio ma non parlerà solo di calcio. Così come il calcio non è solo milioni ed esagerazioni economiche in un mondo che non ha ancora sconfitto la fame. Il calcio è molto di più. Perchè mentre stai protestando per tutto questo spreco, l'urlo del pubblico, le bandiere al vento, le sciarpe al collo e le analisi più o meno tecniche buttate lì , fianco a fianco, negli angusti seggiolini di quell'enorme catino chiamato stadio, ti stanno già chiamando. E tu ti affretti a salire lungo la spirale di piloni alti come torri di Babele, per vedere il calcio d'inizio. E il cuore batte forte. Come quando devi fare l'amore. Come quando stai per fare un esame. O come quando la politica ti delude eppure speri ancora che l'uomo in un sussulto finale , rinsavisca e faccia la cosa giusta. Una volta tanto.
Si può discettare sul fatto che il calcio sia un gioco intorno al quale girano molti soldi e che sarebbero anche troppi per un gioco che consiste nel calciare un pallone in un rettangolo di gioco , undici contro undici, cercando di far terminare, con piedi e testa, il pallone in ciascuna delle porte avversarie. Ma il calcio, per fortuna è molto di più e come tutti i fenomeni sociali , intorno ad esso, ci sono storie. E io racconto storie. Per cui questo libro sarà sul calcio ma non parlerà solo di calcio. Così come il calcio non è solo milioni ed esagerazioni economiche in un mondo che non ha ancora sconfitto la fame. Il calcio è molto di più. Perchè mentre stai protestando per tutto questo spreco, l'urlo del pubblico, le bandiere al vento, le sciarpe al collo e le analisi più o meno tecniche buttate lì , fianco a fianco, negli angusti seggiolini di quell'enorme catino chiamato stadio, ti stanno già chiamando. E tu ti affretti a salire lungo la spirale di piloni alti come torri di Babele, per vedere il calcio d'inizio. E il cuore batte forte. Come quando devi fare l'amore. Come quando stai per fare un esame. O come quando la politica ti delude eppure speri ancora che l'uomo in un sussulto finale , rinsavisca e faccia la cosa giusta. Una volta tanto.
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